La nocciola del Piemonte è la preferita dell’industria dolciaria perché l’insieme delle sue caratteristiche si presta perfettamente alle esigenze di pasticcieria. Dalla scoperta delle sue proprietà organolettiche, avvenuta a metà Ottocento la sua produzione è aumentata ed è ormai un prodotto IGP richiestissimo che se unito al cioccolato crea… il gianduia!

nocciole piemonte
© Denis Rendesi ©

La storia della nocciola del Piemonte:

A scoprire le potenzialità della nocciola del Piemonte fu il pasticciere Michele Prochet, che per primo provò a unirla al cioccolato ottenendo così il gianduia. Era il 1852 e Prochet segnò l’inizio di un gusto longevo e sempre più raffinato. Il tutto in un momento storico in cui l’importazione del cioccolato era diventata più che onerosa, tanto da indurre il pasticciere ad “allungare” la pasta di cacao con la pasta di nocciole. Il perfetto esempio di opportunità nata da una situazione di difficoltà.

È del 1856 la Fratelli Caffa, prima azienda a lavorare la nocciola. A dimostrare inoltre la maggior produttività e il minor rischio di parassiti rispetto al cacao fu poi Emanuele Férraris, che negli anni Trenta creò i primi noccioleti nell’Alta Langa. Dal 1993 la nocciola del Piemonte ha ottenuto l’Indicazione geografica tipica IGP. Oggi tra le nocciole è una vera regina.

nocciola
© Denis Rendesi ©

La produzione della nocciola del Piemonte :

Una coltivazione a cespuglio, una raccolta oggigiorno automatizzata fatta tra agosto e settembre e sole per essiccare. Il procedimento di produzione della nocciola del Piemonte è stato studiato e migliorato sempre più fin dagli anni Trenta, con una attenzione tale alla qualità da guadagnarsi una posizione privilegiata sul mercato dolciario. In costante crescita nel corso del Novecento, oggi la produzione concentrata in provincia di Cuneo, Alessandria e Asti in migliaia di ettari dedicati ma anche nelle altre province piemontesi la nocciola è abbondantemente coltivata.

I produttori sono molto attenti alla qualità in tutti i passaggi della filiera. La principale difficoltà che affrontano per garantire un prodotto ottimo è evitare che il frutto si inumidisca. Deve quindi essere raccolto al momento giusto non arrivando mai a toccare il terreno. La nocciola necessita poi di essere essiccata con appositi macchinari e conservata in luoghi protetti e areati fino al momento del consumo.

nocciola trilobata
© Denis Rendesi ©

Territorio:

Crocevia di scambi commerciali, ancora in Piemonte ma a ridosso della Liguria, il piccolo grande gioiello piemontese dell’Alta Langa ospita la maggior parte delle aziende appartenenti al Consorzio che tutela la Nocciola del Piemonte. La situazione climatica è perfetta per accogliere le nocciole: estati fresche e ventilate ed inverni intorno agli 0°C sui colli.

Anzi, tra maggio e luglio, il vento “marin”, che arriva dalla Liguria, è un toccasana per questo tipo di coltivazione. Inoltre, i pendii coltivati in qualche caso anche grazie ai muretti a secco contribuiscono a rendere il territorio, già attrattivo, ancora più magico anche per i turisti. Aderiscono al Consorzio, secondo gli ultimi dati resi noti, 784 aziende situate soprattutto nell’Alta Langa ma si tratta di una coltivazione oggigiorno coltivata in modo capillare, e non solo a fini commerciali, in quasi tutta la regione. Insomma è il terreno che sceglie il suo frutto, e la nocciola preferisce colline e aree montane con un clima continentale come il Piemonte.

nocciola
© Denis Rendesi ©

© Gli elementi grafici ed i testi presenti in Piemonte in tavola sono da considerarsi di esclusiva proprietà di Denis Rendesi. Questo ne vieta la riproduzione anche parziale del contenuto.

>