Il bonet piemontese è riconducibile a un budino a prima vista ma ha una ricetta completamente a sé tutelata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dalla Regione Piemonte con il protocollo Pat (Prodotti agroalimentari tradizionali). Occorrono solo cinque ingredienti per realizzarlo: latte, uova, cacao, amaretti e rum: quando si dice pochi ma buoni.

Bonet piemontese ricette tipiche del Piemonte
© Denis Rendesi

La storia del bonet:

L’Origine del bonet guarda al 1600, quando il dolce era bianco e non al cioccolato, non essendo ancora molto diffuso e soprattutto facilmente accessibile economicamente. Nasce nel Monferrato tanto che questa invenzione in versione bianca molto simile a un crème caramel si chiamava dolce “alla monferrina”. Solitamente si serviva in banchetti importanti anche se una delle origini del nome rimanderebbe a una tradizione più popolare.

In piemontese il bonet è anche il cappello maschile tipo coppola che utilizzavano i contadini. Come tutti i cappelli, è l’ultima cosa che si indossa prima di uscire e secondo una delle spiegazioni sarebbe associato al dolce in quanto si mangia a chiusura del pasto.

Bonet piemontese | ricetta

Bonet come si prepara:

Ancora oggi il bonet è un dolce immancabile nei menu tradizionali piemontesi, nelle case ma soprattutto al ristorante, dove è ritenuto un classico da avere sempre disponibile sul carrello. Gli altri dolci variano, ma il bonet c’è sempre quando si tratta di locali con cucina di stampo regionale. E a proposito di stampi, l’altra origine del nome bonet sarebbe dovuta, come spiega Vittorio Sant’Albino nel suo dizionario Piemontese/Italiano del 1859, allo stampo di alluminio e rame nel quale si cuoce. È servito rigorosamente freddo per terminare il vero pasto alla piemontese e non manca in cima una sbriciolata di amaretti ad addolcirlo ancora di più agli occhi e al palato.

Nel corso dei secoli la ricetta ha cambiato spesso volto, a partire dall’introduzione del cioccolato e del rum in Europa, che divennero subito ingredienti essenziali per questa ricetta. Lo zucchero va reso filante e di colore nocciola chiaro e servirà una spruzzata d’acqua per creare il caramello, che va unito al resto degli ingredienti e cotto a bagnomaria.

Bonet piemontese

Territorio:

A seconda del territorio piemontese in cui viene preparato, il bonet può presentarsi in alcune varianti. Può per esempio profumare di vaniglia o di limone, grazie alle scorzette. È facilmente reperibile al gusto di caffè, o di cognac. Inoltre, nelle Langhe in particolare, si aggiungono le tipiche nocciole piemontesi, le Tonde gentili delle Langhe. Infine, lo ritroviamo anche abbinato al gianduiotto e altri dolcetti tipici come i nocciolini di Chivasso, che richiamano l’amaretto.

C’è spazio alla fantasia purché il senso di questo curioso budini resti lo stesso: chiudere il pasto con un gusto autentico e strettamente legato al territorio di origine. Meglio se abbinato a un buon vino proveniente anch’esso dalle Langhe, area chiusa tra colline e fiumi per offrire diversi  prodotti unici. L’area ha saputo promuovere i propri alimenti tipici e sa conservare la sua bellezza intatta, tanto da essere diventata patrimonio dell’Unesco.

Bonet piemontese | ricetta piemontese
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